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Antonio Iovane Ti credevo più romantico Barbera Editore - Pgg. 384 - 16,90 euro
LIBRI&PENSIERI
Autore: ShaKe ShaKe
Antonio Iovane è nato e vive a Roma. Lavora come giornalista a Radio Capital. Ha scritto per diversi quotidiani nazionali e ha pubblicato due libri nella sua giovane vita (trent’anni sono pochi?). Entrambi sono pubblicati per la casa editrice d’avanguardia Barbera, collana Radio Londra (sempre più di moda e sempre più apprezzata), è hanno in comune una cosa almeno, il cinismo, ma forse due: la bravura. Antonio Iovane è molto bravo, è divertente, leggero e greve allo stesso tempo, disinibito, intellettuale e soprattutto ironico. Con “La gang dei senzamore” uscito nel 2005, ottobre, raccontava storie di uomini e donne traumatizzati dal sesso, dal coito, dalla passione. Persone, personaggi, che si animavano come pedine nella scacchiera della prostituzione e della masturbazione, che riuscivano solo a confrontarsi con ossessioni, perversioni mentali e fisiche, depravazione. Protagonisti, indistintamente, di rapporti a-amore, relazioni caratterizzate dalla mancanza di sentimento. Di amore. Nascevano allora Ottone, dipendente dalle prostitute e ossessionato dalle Reginette di Bellezza. E mille personaggi contradditori e contraddetti dall’autore che si costringevano a vivere in funzione della copulazione: meccanico atto pronto a dare piacere, ma niente di più. Nel 2006 poi Iovane ci riprova con “Ti credevo più romantico”. Ancora più bello dell’esordio, ancora più interessante, più comico, più introverso e irresistibile. La perversione, che nel primo libro era la “semplice” ricerca del sesso diventa adesso irrimediabilmente più sottile e spaventosa. Adesso non si parla dell’ossessione primordiale dell’uomo, ma della più tremendamente irraggiungibile meta: la televisione. Protagonista, del romanzo condotto in modo ironico e sicuro, con una prosa asciutta che non disdegna roccambolesche avventure e interessanti metafore, è adesso Gerry Bellotto: comico televisivo a metà fra il clown Krusti di simpsoniana memoria e l’indimenticabile Charlotte in bianco e nero. Bellotto diventa quindi la proiezione dell’attuale società nostrana. Le sue caratteristiche? La sua presentazione? Bellotto altro non è che uno showman misogino, arrivista, volgare. Insomma: il ritratto dell’italiano medio dopo la Costantino-mania. Un uomo travolto da manie esistenzialistiche che ha deciso di chiudere la sua carriera con una pseudo-tragedia. Le riflessioni del provetto comico (sulla vita, sull’amore, sui desideri che non si realizzano mai, sul mondo, ecc.) si intrecci
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