Quello che ho tra le mani è un dischetto che risiede da molto tempo nella mia scrivania in attesa di una recensione e finalmente eccoci al traguardo. I tre componenti giungono da diverse zone del centroitalia e, come già avrete notato, prendono il nome da un famoso brano di Franco Battiato. La prima cosa che si nota ascoltando questo lavoretto è la profonda attenzione alla cura dei testi e degli arrangiamenti, a tratti quasi ossessiva, estrema, di sicuro benessere per alcuni brani come Transmission che appaiono splendidi e sferzanti e di evidente turbamento per alcune frazioni di altri pezzi dove l’istintività artistica, sicuramente massiccia e presente durante la composizione, stenta ad emergere e sembra soffocare tra mille incertezze. Appaiono fantasmi di quello che si può definire la parte più pop del rock anni novanta, dai primi lavori targati Radiohead e Smashing Pumpinks, dove le ritmiche rock si mescolano ottimamente con un pizzico di malinconia e regalano preziosi ed affascinanti flash back psichici. Un disco buono, che alterna un fluente e disinvolto cantato inglese a quello italiano meno “attraente”, un prodotto ben fatto, che decolla ma vola basso e che auspica comunque un ottimo futuro. Nella bocca di un lupo che morirà presto.