THE THERMALS
The body, The Blood, The Machine
(Sub Pop/Audioglobe)
Gold Sounds
Autore: Emanuele Barletta
Già tre dischi all’attivo per i Thermals, ma in quanti li conoscono? Furono una sorpresa anche per me, quando il buon Nooz mi passò (ormai qualche annetto fa) il gustosissimo More Shall We Part, una sorta di trattato sul suono americano più rigorosamente “folk” che subisce una metaformosi radicalmente “punk”. Crescendo, si sa, le cose cambiano e si mette da parte la teenage angst per affrontare (più o meno) pacificamente il processo di crescita, detta anche “maturazione”. Nel caso specifico non si tratta però di uno stantio luogo comune. Il corpo, il sangue, la macchina: tre coordinate per descrivere il suono dei nuovi Thermals, ancora una volta straordinari nel creare un suono così profondamente sanguigno, corposo, fatto di carne che pulsa, vibra. Ma senza dover ricadere nei dogmi dell’hardcore/garage dal passo svelto degli esordi, con il piede non più sull’accelleratore ma concentrando l’attenzione (quasi puntigliosa) sulla forma canzone. Il trio di Portland non è più un curioso fenomeno da centro sociale, divertente e capace di divertire: è diventata una vera band nel senso proprio del termine. E che band! I Thermals suonano esattamente come un Bob Dylan in chiave moderna, come gli Husker Du urgenti e passionali di New Day Rising, prendono in prestito l’enfasi dei R.e.m. e l’etica elettrica dei Fugazi. Produce, non a caso, Brandan Canty. Il fatidico terzo disco, quello più “problematico”, è così la definitiva consacrazione e l’attestazione di una crescita che proietta i Thermals tra gli outsider del rock sotterraneo americano contemporaneo.