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Tutto è un mero riflesso in una pozzanghera che sta sopra il cervello di Lennon
IAN'S HOUSE
Autore: Ian Della Casa
E’ una fredda ma tersa giornata di fine gennaio e il diretur mi commissiona questa intervista agli Akron/Family. Io subito accetto senza battere ciglio e senza nascondere una certa eccitazione. Come al solito il direttore, al bar, prova a scroccarmi il cappuccino, ma per fortuna sono uscito senza una lira, ops perdonatemi, volevo dire euro. Così prendo il malloppo di cd che mi consegna e torno a casa per scrivere al buon Marco (il referente) al fine di concordare tempi e modalità dell’intervista. Si tratta di un lavoro da realizzare via mail e per quanto la modalità suoni poco eccitante rimane sempre il fatto che dall’altra parte del rizoma cibernetico, a rispondermi, ci sarà il buon vecchio Miles Seaton. Così comincio a stilare le domande più strampalate che mi vengano in mente. Esordisco assicurando il nostro sul fatto che non gli chiederò nulla a proposito di Micheal Gira l’ex Swann padre e padrone della Young God che dopo aver scoperto niente niente popo di meno che Mr. Prevendita Banhart si è preso la briga di puntare tutto sui nostri Akron/Family, vedendoci davvero lungo. Cosa che va però notate, giusto per celebrare l’amor di Patria, è che nel catalogo della suddetta etichetta compaiono anche i torinesi Larsen, che insieme agli Xiu Xiu di Jamie Stuart hanno dato i natali al progetto XXL, sigla che chiunque di voi dovrebbe, qualora non lo avesse ancora fatto, appuntare sul taccuino. Una volta ringraziato il nostro per la sua disponibilità parto con la prima domanda. E gli chiedo, partendo da un banale pretesto (in pratica il fatto che si siano definiti una Family e non un collettivo e la loro davvero atipica dipendenza da caffè come unica droga) se egli non creda che tutto il contesto indipendente non abbia in certo senso portato ad una nuova formulazione del concetto di artista rock, del suo lifestyle. E lui:”Non so come rispondere a questa domanda. La nostra musica non mi sembra così alternativa. Noi amiamo il caffè, oh certo, lo amiamo. Comunque io credo che suoniamo dell’ottima musica rock che ha diversi riferimenti negli artisti a cui guardiamo con ammirazione come Bob Dylan, Beatles, Grateful Dead, Sun Ra, Alber Ayler, Terry Riley, Neil Young, Led Zeppelin, Ali Akbar Khan. Capisci cosa voglio dire? Penso che ci sia troppa musica che si sta mescolando con la tv, la pubblicità, e tutte le altre forme di sovraccarico sensoriale. Così è naturale che qualcuno voglia cercare di trovare nuove e più specifiche modalità di classificare la musica che c’è in giro. E’ persino difficile sapere cosa scegliere in un negozio di dischi. E’ naturale, ed è anche piuttosto restrittivo, ma questa è la natura del provare ad essere ascoltati, credo. Ma è anche la cosa grandiosa del suonare dal vivo. Una volta che vedi le persona dal vivo nello stesso breve istante in cui tu sei lì vivo e pulsante, puoi anche dimenticare cosa stiano facendo, a chi assomiglia il loro sound e semplicemente ballare e cantare e sorridere. Vi esibite davvero spesso dal vivo.. Ad inizio febbraio tra l’altro partirete con un nuovo tour che vi porterà in Europa in aprile per chiudere in Italia a Roma, il trenta. Personalmente io ho avuto l’onore recentemente di passare tre giorni in compagnia dei componenti di una band americana durante il loro ultimo tour proprio mentre erano in Italia. Questa esperienza mi ha aperto gli occhi su quanto dura, estenuante, e in un certo senso psicologicamente ed emotivamente sconvolgente possa essere a volte l’esperienza di un tour per un gruppo di musicisti. Come vi sentite quando siete in tour? E in particolar modo quando suonate ininterrottamente per, non so, sette notti di fila quali sono le dinamiche che si innescano all’interno della band? Beh, hai ragione quando dici che è estenuante. Non c’è dubbio alcuno che lo sia. Noi attualmente stiamo moderando la quantità di show che facciamo di volta in volta. Le sensazioni con le quali personalmente mi devo confrontare sono spesso confuse, e anche se amo suonare dal vivo e prendermi cura della musica che gli akron/family fanno, dopo un certo numero di show di fila, la mia voce viene messa a dura prova e comincio a non sapere più cosa stia succedendo. Inoltre tutti gli spazi personali e ogni forma di privacy vengono meno. La mia famiglia è molto felice del fatto che io abbia visitato così tanti posti e dicono “ oh, deve essere fantastico! Stai vedendo il mondo!” e io dico “Si! Ci sono live clubs e stazioni ovunque!” (ride) Parlando seriamente, debbo dire che amo l’Italia e amo la dolce gente con cui abbiamo avuto l’occasione di condividere del tempo e questo è l’aspetto più divertente. Inoltre io ho amici ovunque con cui rimango in contatto e quando passiamo dalle loro parti faccio il possibile per andare a fargli visita così da passare del tempo insieme, andare in giro, allontanarmi dal resto della band, e dare loro un break. E’ una bella vita se la guardi bene. Non è proprio un lavoro facile o leggero, ma sono giovane e posso gestire la cosa. (sorride) Quando siete in tour fuori dalla vostra nazione provate nostalgia? E che ne pensate dell’Europa? Innanzi tutto per quanto mi riguarda io ho una ragazza che amo tantissimo. Non mi piace starle lontano, quindi essere in tour può essere seriamente difficile logisticamente parlando. Andare in giro alla ricerca di una scheda telefonica, o un telefono da usare, o un internet café ad esempio rappresentano le difficoltà più comuni. Negli States possiamo chiamarci l’un l’altro ed è molto più semplice che in Europa. Non posso lamentarmi di nessun posto in particolare, ma come in America, ci sono posti che ti fa piacere visitare ed altri di cui ti importa di meno. Amo l’America per molte ragioni. E’ casa mia, è assolutamente bella, e ci sono tantissime e uniche culture che ogni giorno mi ispirano e mi rendono frustrato. Poi c’è l’Italia, che per me è un Paese a sé stante, è il Paese europeo dove preferisco viaggiare: il caffè è buono, il cibo pure, la gente è dolce, pazza divertente e bella. Quindi è grandioso avere la possibilità di scroccare un viaggio per passare una settimana in un grande Paese come il vostro. In molti giornali ho letto recensioni che descrivono la vostra musica per le sue radici rurali e quasi tutti vi classificano come una band folk alternativa. Ascoltando i vostri dischi ed in special modo “meek warrior” credo che ci siano molte influenze, idee e suoni nella vostra musica. E perdonatemi se oso dirlo, ma trovo che la vostra attitudine per l’improvvisazione ( molto free) e per il lavorio sul rumore (noise) possa essere accostata a certa no-wave newyorchese e in special modo a quelle bands che guardavano a Captain Beefheart come ad un maestro. Vi riconoscete in questa interpretazione o preferite quella che vi si descriva come dei fricchettoni vecchia maniera? Bene, personalmente cerco di fare folk music, non come un genere, ma come un ideologia. La musica della gente, la musica che si sforza di dire qualcosa per e dal cuore della gente. Come il suono poi viene fuori e prende forma in un disco beh, quella è un’altra storia. Come poi viene descritto è una cosa che non mi riguarda. Seriamente, se dovessi classificare la nostra musica in un genere, non ci accosterei a gran parte della no-wave. Principalmente perché la mia interpretazione della no-wave è che questa abbia più a che fare con concetti come la rabbia, l’alienazione e la misantropia molto più di quanto facciamo noi. Questi sentimenti non rivestono la nostra musica, non né sono il cliché espressivi esteriori. Capisci cosa voglio dire? Personalmente poi io vorrei suonare come il bassista di Captain Beefheart. Lui è fantastico! Noi inoltre ascoltiamo così tanta musica e così diversa che alla fine la cosa risulta davvero divertente. Ad esempio sono stato completamente agganciato da “hex” (Hex: or printing the infernal method – Southern Lord recording -2005) degli Earth per quasi un anno,ma ascolto tantissimo anche i Led Zeppelin e i Beatles più di quanto abbia fatto quando avevo quattordici anni. Ma si, siamo tutti coinvolti da musica fuori moda e un po’ nerd, quasi come fosse una malattia da coltivare. Poi ci capita di andare a casa di qualcuno e dire “wow, avete tutte le cose nuove!” e poi magari di provare ad ascoltarle perché normalmente siamo troppo occupati a lavorare sulla nostra roba per riuscire a preoccuparci di farlo. Akron se non sbaglio è una città vicino Cleveland. E’ la città dei Devo, non è così? Perché avete scelto Akron come prima parte del vostro nome? E perché lo avete combinato con family? Forse siete stati ispirati dal giornale locale “akron family” (pubblicazione locale per famiglie)? E’ anche la capitale della gomma in America ed è chiamata la “città delle invenzioni” (the city of invention”). Siamo andati tutti là per fare la scuola da astronauti. Siamo stati preparati per partecipare a un programma spaziale top secret nel quale saremmo stati addestrati ad una serie di compiti speciali. Dopo di che il piano era di spararci nello spazio per farci lavorare con una ciurma di duecento scimpanzé, facendo piccole riparazioni al motore, fissando forni microonde e fax o tinozze bollenti e altre cose del genere su nella stazione spaziale mantenuta dal governo americano. All’ultimo momento però accadde un tragico incidente: un malfunzionamento di qualche sorta di manufatto. Noi ne siamo a malapena usciti vivi e molti della nostra ciurma sono stati uccisi, altri sono stati gravemente feriti a tal punto che l’unico modo per farli sopravvivere fino ad oggi è stato quello di congelarli criogenicamente a circa 200 metri sottoterra in un terreno fuori Akron, Ohio. Il nostro nome è un tributo a tutti i caduti di quella ciurma e i soldi che facciamo vanno alla ricerca medica per trovare un modo per salvare tutti quelli fra loro che fino ad ora rimangono congelati. Leggendo le vostre biografie in numerose riviste ho trovato diverse versioni assai discordanti. Come: 1) che siete norvegesi che si sono trasferiti a NY; 2) che sareste dei norvegesi che si sono trasferiti a Brooklyn il che non è la stessa cosa; 3) che sareste quattro ragazzi che provengono da diverse parti degli States e che sono state imprigionati da Micheal Gira in un loft di Brooklyn per registrare canzoni. Sapreste raccontarci in modo più chiaro la vostra storia? Non c’è niente di reale a proposito di noi. Noi siamo attualmente delle rappresentazioni olografiche concepite e operate dal cervello congelato di John Lennon. Infatti, tu e tutti gli altri in Italia, e tutti in questo mondo siete meri riflessi in una pozzanghera che sta sopra il cervello di John Lennon. Il Cervello è nascosto in una stanza sottoterra alla quale si può accedere solo attraverso un tunnel la cui entrata si trova nel pavimento di una piccola dependance che si trova all’interno di un bosco nella proprietà di Paul Mccartney. Ogni paio di giorni Paul va in questa casa e accede alla sala sotterranea attraverso il tunnel, è lì che pratica riti voodoo che mantengono il cervello di Lennon vivo ed intatto. Tutto ciò potrà sembrare un po’ strano e in prima istanza un po’ disgustoso, ma non si dovrà mai fermarlo, pena la morte del cervello di Lennon dalla quale conseguirebbe il disfacimento della fabbrica dell’esistenza. E’ un equilibrio delicato. La vita è preziosa. Ricordatelo sempre. Ed infine una domanda un po’ scontata. Nel vostro primo disco c’è un pezzo intitolato Italy. Altrove ho letto che amate la nostra terra. Qual’è la vostra idea dell’Italia? Cosa vi piacei di più del nostro paese? Ehi Man, cosa non dovrebbe piacermi di un posto in cui si serve l’espresso ad ogni angolo per ottanta centesimi? Parlando seriamente, l’Italia è così bella che è difficile scegliere una cosa rispetto ad un’altra. Io adoro i sorrisi di ogni persona che incontriamo , amo il cibo, l’arte, e tutte quelle cose che uno stupido turista americano può amare. (ride) Grazie per averci voluti anche stavolta nel vostro Paese. Finisce così la mia chiacchierata con Mr Seaton. Che dire, ho scoperto la loro natura (olografica) ma anche la mia, che è poi la stessa. Inoltre ho scoperto i segreti del cosmo e di questo piccolo mondo governato dall’architetto supremo, che mi scoccia un po’ ammetterlo, ma parrebbe essere il cervello congelato di John Lennon, di cui il buon vecchio Paul sarebbe solo il buon custode. Io posso dirvi che da oggi in poi farò il bravo e che rispetterò i dettami di mastro Seaton, perché come dice lui, la vita è preziosa. Studierò i segreti della criogenesi tenendomi pronto per quando Paul, ormai troppo vecchio, avrà bisogno di un successore. Grazie maestro Miles per avermi liberato del velo di Maya che mi impediva di cogliere il disegno che si nasconde nel profondo del cosmo! Da oggi consacrerò anche io la mia vita alla stirpe di Akron. Agli altri potenziali adepti si consiglia di visitare www.akronfamily.com Ian Della Casa
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