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Low Drums and Guns - Sub Pop/audioglobe
IAN'S HOUSE
Autore: Ian Della Casa
Parlare di un album dei Low non è mai cosa facile soprattutto se ci si trova davanti all’ennesimo lavoro di una band, che dal 1993 rappresenta una delle più felici incarnazioni del concetto di indipendenza artistica e discografica. Se poi a tutto questo aggiungete l’aggravante di un amore spropositato di chi scrive nei confronti della coppia Sparhawk/Parker, diventa quasi inevitabile cadere nel pantano del giudizio parziale e poco obiettivo. Ma sti cazzi - direbbe il vecchio Ian - le recensioni lasciano il tempo che trovano e molto spesso non contano niente, non valgono niente: sono solo un esercizio stupido per quanto necessario di ostentata presunzione da parte di chi le scrive. Non potendomi quindi esimere da tutto ciò, direi che innanzi tutto l’ultimo disco dei Low conferma che la band di Duluth anche quando è sottotono riesce a partorire dischi che in mano ad altri non avremmo esitato a definire dei capolavori; in secondo luogo dimostra che dopo aver ceduto alla tentazione di fare un disco più corposo e formalmente più strutturato come the great destroyer i Low non si sono adagiati sull’idea di aver trovato una formula, più che una forma; in terzo luogo, infine, conferma l’opera della band del Minnesota come uno degli esempi più eclatanti di ciò che Roland Barthes chiamava la grana della voce, e cioè la materialità del corpo che parla la sua lingua materna. Poi si potranno fare tutti i confronti che vi pare, paragonare questo disco ai sette precedenti e tirare in ballo mille motivazioni di confronto. Ma una volta che si saranno messe da parte tutte le pippe da critici, e si prenderà questo ciddì per metterlo nel lettore, ascoltandolo non si potrà fare a meno di sentire le proprie membra avvolte nell’arioso blob vocale dei Low, nel loro suono così scarno e profondo, così lento eppure così ritmato, pieno di tempo, carico di tempo. Un suono che sembra tenerlo fra le mani il tempo, quasi fosse creta o pongo per da maneggiare, come farebbe un piccolo angelo ribelle che prende la kora del tempo e dell’anima al fine di maltrattarla fino a liberarla dalle sua parvenza di divenire. Questo è un disco dei Low. Questo è drums and guns: uno di quei rari momenti per cui vale la pena vivere. Ian Della Casa
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