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AMOR FOU
COPERTINA
Autore: Luciano Massetti
E’ vero. Certe volte capita, soprattutto quando meno te l’aspetti. E devi lasciare che ti travolga, non puoi reagire, ti prende e ti porta via, succube, quasi vittima di una bellezza che toglie l’aria, senza sapere neanche il perché. Che la musica potesse avere tali forze evocative era risaputo, ma che a volte possa oltremodo riuscire a scavare così a fondo da tirar fuori emozioni che avevi dimenticato da troppo tempo, allora si è di fronte ad una specie di magia, meglio, un incantesimo. Un incantesimo che affonda le radici in una storia d’amore di oltre trent’anni fa, una storia di quelle da feuilleton, “d’amore e ombra”, un amore intimo e pubblico, “folle” e “perduto”, fatto di piccolezze e grandiosità, di bassezze ed esplosioni di consapevolezza. “La stagione del cannibale” non è un disco facile, sebbene popolare. Lo si canta, lo si vive, lo si vede perché nonostante prenda spunto appunto dalla vera storia d’amore di due vere persone, veste bene qualsiasi individuo l’ascolti. Definisce, analizza, colpisce e affonda anche. E’ un disco, non solo una storia, e suona talmente bene. I nomi sono quelli che sono, Alessandro Raina (Giardini di Mirò, NOOrda), Cesare Malfatti (La Crus, Dining Rooms), Leziero Rescigno e Luca Saporiti (Lagash), i talenti ci sono tutti e la loro fusione ha dato vita ad una creatura bellissima. E’ immagine, frame in stop-motion piuttosto che brevi scene al ralenti, magari in bianco e nero, di situazioni ed eventi che prima o poi incorrono nella vita di tutti: passioni, addii, ricordi, dubbi. Nello specifico siamo di fronte a un disco figlio di molteplicità. In primis le sensibilità degli autori, la loro attenzione alle proprie emozioni, ai loro background culturali, alle loro dinamiche di comunicazione tout-court. Ma questo disco è anche erede di istanze esterne, quelle che sicuramente hanno coinvolto gli stessi musicisti. Canzoni gravide di autorialità indigene, europee ed extra-europee in senso lato. Se dal punto di vista testuale Raina si rifà alla storia cantautoriale italiana degli ultimi quaranta anni, le strutture musicali sono da ricondursi oltre che a quei riferimenti pop italiani che ne hanno creato lo spessore storico, anche a quell’elettronica riscaldata da venature emo. Così accostare Tenco alle ambienze dei Blonde Redhead (“L’anno luce”), come pure “La stagione del cannibale” alle sonorità di “Pilot” dei Notwist, più che un’eresia pare un’alchimia riuscita: quando si può ben parlare di ispirazioni. Afflati internazionali per un disco italianissimo, e se si pensa che si tratta di una sorta di scommessa per un’etichetta come Homesleep (sebbene non sia propriamente il loro primo disco in italiano, ricordando El Muniria), possiamo azzardare che la giocata darà i suoi buoni frutti. E non si sprecano parole neanche complimentandosi per scelta del primo singolo “Il periodo ipotetico”, col relativo video, girato nei luoghi caldi d’Italia. E’ così che i “pallori” scompaiono lasciando posto ai sorrisi e ai rossori. www.myspace.com/amorfou
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