Ennò, a un gruppo con l’esperienza che i Duff vantano nella biografia non si perdona una così stretta aderenza a un canovaccio tanto scontato, nella fattispecie quel alternative rock grungettone che ha smesso di essere proponibile almeno una decina di anni fa. La prima traccia è un’imbarazzante carta carbone dei Tool che non risparmia episodi di cafoneria virtuosistica, la seconda rischia di essere citata in giudizio da Manuel Agnelli, da qui mi accorgo che la tracklist va da una parte e le tracce contenute nel cd da un’altra e la mia già precaria attenzione crolla, non ho più voglia, appunto. Cari Duff voi originali non lo sarete mai, sforzatevi almeno di formarvi un campo di influenze più dignitoso a cui attingere.