Dopo un esordio Shins oriented i Band of Horses tentano il colpaccio con questo "Cease to begin"e per poco non fanno centro pieno.Nello sterminato panorama dell'indie pop statiunitense il gruppo di Seattle si ritaglia un posto di tutto rispetto tra mostri sacri come Flaming Lips(ai quali li accomuna il gusto per le melodie acidule di vocazione psych) e i Built to Spill (per la costruzione dei brani e l'uso delle chitarre elettriche in evidenza).Ma e' soprattutto la band di Doug Martsch l'influenza preponderante dei Band of Horses tanto che brani come "Is there a ghost"(peraltro ottima openong track),"Ode to LRC" e "Cigarettes" potrebbero essere tranquillamente delle outtakes di "You in Reverse",uno degli album piu' belli e sottovalutati del 2006.Il disco scorre via liscio senza grandi sussulti e intoppi e se proprio vogliamo trovargli un difetto,perlomeno a un primo ascolto le tracce della parte centrale potrebbero risultare mollemente alt-country;ma riascoltate con attenzione mostrano tutta la loro ricchezza e lucentezza melodiche e diventa un piacere perdercisi dentro.Chiude l'album la dolcemente malinconica "Window Blues"riscaldata da una sapiente slide guitar di scuola Neil Young.Si tratta in definitiva di un album decisamente godibile,seppur derivativo,comunque non prescindibile per chi frequenta un certo tipo di suoni.