A meta' degli anni 80 negli Stati Uniti si e' assistito a un ritorno a sonorita' tipicamente sixties:da una parte il paisley underground,movimento neopsichedelico rappresentato da gruppi come Dream Syndacate,Rain Parade,Green on Red e Plasticland,dall'altra il neo-garage con i vari Fleshtones Fuzztones e Chesterfield Kings.Nello stesso periodo,per una sorta di sicronicita' musicale, esordi' in Australia una band di culto come gli Stems con "At first sight violets are blue" disco che riuniva sapientemente i due trend statiunitensi senza sfigurare di fronte ai colleghi americani.A distanza di venti anni gli Stems ritornano in una forma decisamente buona con un disco d'altri tempi,ma non per questo datato,che continua ad affondare le radici nel beat rivisitato in chiave garage.Energia pulsante di matrice Stones("Leave you way behind") rythm' blues con coretti beatlesiani(What's your stand"),i Byrds psichedelici irrobustiti("Only if you want it") e quelli piu' dolci di "Get so bad":praticamente un tripudio sixies.Ma i migliori diamanti grezzi sono quelli in cui gli Stems aggrediscono e graffiano:in "Hellbound train"c'e' la carica dei Kinks piu' selvaggi con irrestibili inserti pop sottolineati dall'organo surf,mentre "Liar" potrebbe essere la loro "Wild Thing".Sitratta dunque di una reunion felice se non necessaria,praticamente il contrario di quanto avvenuto in altri casi (vedi l'ultimo Stooges).