Ed ecco che il secondo disco metalloso del menu ha già un sound migliore! Bello carico, massiccio e tamarro come impone il genere. Un hard rock troppo duro per non essere definito anche metal, con elementi ritmici moderni (cioè post-panteriani) affiancati ad una redneckitudine diesel che abbiamo imparato ad "amare" grazie a creature tipo i Black Label Society di Zakk Wylde, uno che prima suonava la chitarra per Ozzy Osbourne e poi si è messo a pomiciare con gli alligatori. Come si chiama l'alligatore femmina? Alligatrice? Ma i Kerosene (a proposito, mi piace troppo il loro indirizzo www.myspace.com/kerosenekerosene, avrei voluto aprirlo io, eheh!) non vengono dalle paludi della Louisiana, ma dalla Cascata delle Marmore. Tuttavia la differenza non si nota, chissà quanti di loro avranno il giubbettino dei BLS!... In chiusura del breve album abbiamo una versione live di "Time to Say No More" e una versione acustica di "Hand Open Wide". Sapete quelli che lavorano alla Jack Daniel's e trascorrono le giornate a tirare i tappi? Ecco, quelli. Ma in finale sto disco merita? Mah... Il genere non mi entusiasma e non ho l'impressione che il panorama musicale avesse esattamente bisogno dei Kerosene... Però non fanno cagare, chi apprezza il genere potrà dargli serenamente un ascolto. E dimenticarli il giorno dopo.