Rubrica
TRIBRACO - Cracking the Whip (Megasound 2008)
MoonFish WORLD
Autore: MoonFish
E anche quest'anno si consuma l'esperienza del M.E.I. Anche quest'anno manipoli di artisti che si ritengono i migliori si presentano allo stand mi Music Club sventolando il loro prodotto al grido di "Sono il Migliore!" E ci riempiono così di cose che, se non avessi la pessima abitudine di scrivere per questo giornale, mai e poi mai mi sarei azzardato ad ascoltare... Tra i migliori di quest'anno è arrivata una ragazza che rappresentava la Megasound Records che, palesando giustamente dubbi sulla destinazione di questi cd ("ma non è che se li mangia un cerbero?"), vagamente titubante mi lascia una cartelletta con dentro dei cd dei quali occuparmi in sede di recensione. Gli altri naturalmente sono andati persi (cioè sono finiti in mano ad altri collaboratori di Music Club, storicamente meno diligenti del sottoscritto, che invece è tanto brau) ma l'unico che rimane in mano mia è quello del Tribraco. Entità roman/marchigiana che già conosco ampiamente... Lorenzo Tarducci e Dario Cesarini alle chitarre, Valerio Lucenti al basso, Tommaso Moretti alla batteria e l'ospite Fabio Mancano al sax, talvolta. Quindi sapendo già che Tribraco vuol dire fiducia voglio cominciare col loro album questa trafila di recensioni che promettono ben poco di buono. "Cracking the Whip", nonostante non sia la prima testimonianza audio del Tribraco è comunque il loro primo album 'serio'. Dove con 'serio' si intende con una bella produzione, promozione, confezione e altre facce del music business che finiscono in -zione. Così come John Zorn venne folgorato dai Napalm Death sulla via di Damasco, così il Tribraco è stato folgorato da Zorn sulla via del pusher di fiducia. C'è del jazz, c'è del rock, c'è del vino. C'è del virtuosismo, c'è dell'esercizio di memoria che manco i Meshuggah, c'è dell'acido, c'è del vintage. Cioè quel retrogusto di muffetta surreale che traspare copiosamente dall'artwork, tra "tabelle dei giuochi proibiti" (che fate, citate Lupinaria?) perlopiù impossibili, vetuste marche da bollo, fogli protocollo ingialliti dal tempo. I pezzi non sono sorprendenti per chi già conosce il Tribraco, anzi, molti sono già noti e semplicemente riarrangiati e registrati meglio. Ma per chi non li conosce potrebbe esser il momento buono per rendersi conto che tutte quelle curve nel cervello sono pericolose. E nonostante sia registrato in presa diretta quella non è pigra improvvisazione bensì cura maniacale. Il Tribraco è pronto ad entrare nelle vostre case. Voi siete pronti ad uscirne?
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