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“Come faremo ora che il raccolto malato è andato perduto?”. La voce si spezza, le gambe tremano, il cuore torna a battere dopo un'inizione letale. Ed è paradossale, ma è così. Come la vita che ti prende a calci e tu che al posto di rotolare dal dirupo come un tronco morto e sbattuto e fiacco e spento, ti rialzi e rifiorisci corroborato da una dose di lacrime esagerata e ingiusta. Perchè “metti che una volta qui sia tutto facile”, ecco, mettilo, una volta._ I reazionari non hanno i coglioni, questo si dovrebbe sapere. De Min invece ne ha a iosa nonostante il suo aspetto decisamente poco costantiniano, e con la testa piegata attorno al microfono fa scattare la scintilla e accende storie in cui ci si rispecchia. Parla di amore. Di donne. Con lo sguardo affascinato di chi ne coltiva il mistero e ne subisce l'assenza. Parla al singolare ma senza individualismi, se serve si proietta al femminile come in “Sottile”, dove Syria compare inaspettata e convince. www.nonvogliocheclara.it
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