Chi pensa che il mondo dell’elettronica (stiamo ovviamente parlando di musica…) sorretta da ritmiche spezzate, dell’industriale astratto e delle ambientazioni urbane non abbia più nulla da dire allora credo che farebbe bene ad ascoltare ‘Origin’, secondo lavoro di David Dando-Moore (ovvero Detritus). Il disco si muove con una maestria che non avevamo più avuto modo di riscontrare, almeno da quando
gli Elixir pubblicarono il loro ultimo album, però dobbiamo risalire sino a 2003 e forse dobbiamo pure pensare che quello sia stato il canto del cigno della band britannica (ma questo è un altro discorso). Volendo stabilire un parallelismo diciamo che Detritus sceglie una via espressiva più umana e calda, seppur meno contaminata dai campionamenti, all’interno di un contesto sempre malinconico/oscuro
e con un mutare di strutture e basi che rendono la fruizione di ‘Origin’ appagante e intrigante. Parliamo sempre di arte digitale, seppur traslata in un differente ambito del mondo electro, nel momento in cui ci raffrontiamo con Jason Stevens (aka Lapsed), anch’egli alla seconda prova discografica. Il paradosso del tutto è che pur se parte da hip hop e micro glitch sound, alla fine giunge a ottenere
lo stesso risultato del suo collega di label, sebbene con un sentore più alieno e alienante, ma meno convincente.
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