Dopo pochi istanti che il primo pezzo, ‘Banjos & Brimstone’, ha preso avvio l’immagine sonora, che si focalizza nella mia mente è quella di Dälek, ma si tratta di un’impressione fugace, visto che poi il pezzo si fa meno corrosivo e non imbocca la via dell’hip hop industriale, come ci si sarebbe attesi. Il che è anche indicativo dello sviluppo che seguirà il disco. Il secondo esteso per il trio
statunitense che risponde al nome di Larvae e che con ogni pubblicazione dimostra di volersi distanziare da quanto fatto in precedenza e cercando di tenersi a debita distanza dai termini di paragone che si potrebbero applicare. Ascoltando in successione ‘Monster Music’ (l’EP di esordio),‘Fashion Victim’ (il debutto sulla lunga distanza), ‘Empire’ (il 12” dello scorso anno) e ‘Dead Weight’ si comprende
come il passaggio dal drum’n’bass venato di eredità Scorn all’attuale sound sia stato graduale, ma al tempo stesso deciso e privo di ripensamenti. A fare da collante tra i vari lavori c’è un clima musicale sempre assestato su tonalità grigie e dai toni malinconici, ancora metropolitani, ma con sempre meno popolazione attorno. Le dodici canzoni mettono in mostra un’identità più organica, dove
l’elettronica (a volte tendente al trip hop, altrove affine all’IDM), per quanto rilevante e portante nelle strutture dei brani, non svolge più il ruolo di dominatrice, ma viene affiancata da apporti di chitarra (di natura rock ambientale narrativa), da voci (tra cui quelle di Jessica Bailiff e Scalper) e persino con l’innesto del sax nella conclusiva ‘The Logical End’. Matthew Jeanes, Christopher
Burnett e Bryan Meng hanno partorito un suono più ovattato e diversificato, che si svincola dalle definizioni, che si guarda attorno con interesse (Kranky, Warp, Anticon, Intr_Version Records, Quatermass, Noise Factory e gli stessi colleghi di casa Ad Noiseam) e che continua a convincere.
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