Di e con (vedi intervista nel numero precedente) Peppe Consolmagno abbiamo già parlato in queste pagine, e torniamo a parlarne per questo cd che è il suo primo come solista. In gran parte frutto della registrazione del suo concerto al Festival “Mediterraneo e dintorni” a Sulmona del 1999, questo album gode della freschezza delle evoluzioni dal vivo dell’artista (tutto viene registrato in presa diretta
su due tracce), dell’abilità sia nella composizione\esecuzione che nell’accostamento timbrico, siano essi percussivi, loops o vocalizzi. Forse questo è l’album, a mio giudizio, più immediato di Peppe Consolmagno, non ingenuo ne semplice, ma frutto di una passione vissuta, di fascinazione e amore per le percussioni, per la cultura e (soprattutto) la musica extraeuropea (in particolare quella
del Brasile, paese particolarmente caro a Peppe Consolmagno). Le composizioni sono tutte basate su diversi tipi di percussioni (alcune riconoscibili come appartenenti alla cultura brasiliana, berimbau e caxixi, se non erro, altre a quella africana, alcune indiane, altre ancora autocostruite), sulla voce utilizzata come strumento anch’essa, come evocatore timbrico spesso giocoso, quasi bambinesco,
e su alcuni live loops. Il risultato è molto particolare e piacevole, un fluire di composizioni prettamente ritmiche intervallate da movimenti più quieti e dilatati E’ un disco da altre meditazioni, qualcosa che sfugge a classificazioni semplicistiche, qualcosa di cui ci si può appropriare parlandone.Il dialogo non è estraneo alla musica, in genere ne a questa in particolare, le performance live,
le jam session in altri ambiti ne sono un chiaro esempio e penso che il messaggio emerga chiaro dal presente cd. Questa è musica che bisogna ascoltare dal vivo, vedere, toccare. Come detto nelle note introduttive del cd, queste registrazioni sono il documento di un momento irripetibile. Ecco penso che quello che emerge alla fine sia un invito a viverlo questo momento irripetibile, ognuno di noi. Buone
irripetibili esperienze allora.
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