Sufjan Stevens sembra un catalizzatore di dipartiti da comunità religiose americane. Non poteva mancare Shara Worden titolare del progetto MyBrightest Diamond alla schiera dei suoi collaboratori. Nipote di un chitarrista evangelista (chissà che diavolo vuol dire. Cioè, che ha un chitarrista evangelista di diverso dagli altri chitarristi? E’ per come si vestono? Perché battezzano la chitarra nel lago?
Boh...), figlia di un campione nazionale di fisarmonica e di un organista di chiesa. Insomma musica e dio tutti i giorni. Poi dio se ne andò e la nostra Shara cominciò collaborazioni con Withney Huston e Maria Carey, come corista immagino. Indi un ulteriore cambiamento, riflessione riflessione, da corista a bruco, da bruco a crisalide e da crisalide a degradazione elegante di P.J.Harvey. Non credo
Sufjan Stevens sia co-responsabile di niente di quanto descritto precedentemente, ma fa gioco a tutti pensarlo. Quindi possiamo anche goderci questo album a tratti carezzevole, a tratti spigoloso e rock... fra Lady Sings The Blues e To Bring You My Love. Un Tom Waits con la voce di Kate Bush? Può essere anche, ascoltando certi sferragliamenti che si si concede l’orchestrina di appoggio. Piacevole
e passibile di acquisto se il nome Polly Jean non vi tormenta nelle notti buie costringendovi ad imprecare contro dio e i produttori di vestiti in latex.
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